mercoledì, 04 giugno 2008

è notte di un giorno insignificante di giugno. non so quale. non è importante.
non so neanche perchè scrivo qui. ma dopo mesi di lontananza a volte ho voglia di sentire Casa, anche dove casa non c'è.
sembra novembre. un grigiore statico e immobile ricopre ogni cosa. è meglio così. non pensare. non ricordare che è giugno, che dovrebbe essere estate. mentre la gente prepara valige immaginarie, pensa a meravigliosi viaggi lontani, cerca di assaporare il sapore del mare ancora prima di partire. e io. rimango qui. sola.
meglio pensare che sia novembre. che l'estate sia lontana. che ci sia ancora tempo per sperare che tutto cambi. e poi un giorno, con i fantastici amici che incontrerò, farò un viaggio bellissimo e sarà veramente estate, Estate, l'estate di cui parlano gli after in quella canzone che mi ha cullato anni fa.
meglio pensare che sia novembre. il caldo è solo un'illusione. guarda fuori. non vedi che è tutto grigio? il cielo è grigio, i muri sono grigi, le persone, i volti, le mani che stringi, sono grigie.
questa solitudine mi si attacca addosso, come sudore conseguenza dell'afa. quello che si appiccica. che non riesci a togliere. sento questo peso in questi giorni più che nel resto della mia vita.
sono arrabbiata e delusa dal niente. ho quasi 21 anni e mi viene da ridere [piangere]. i ricordi rilevanti si fermano ai 18. e in realtà non sono troppo sicura neanche di questo.
dicono che anche questa è vita. io dico che questo è un bello schifo.
la rabbia mette radici, si copre di nuovo, diventa sensazione mai provata. cambia pelle come un rettile mai esistito.
rimane dentro. neanche scrivere serve più a tirarla fuori dalle vene sporche. neanche scrivere serve più.
dinosauri estinti. la fine del mondo. nuovo millennio. è facile essere quello che non sei quando non sai cosa sei.
sorridi. è geniale. tu scriverai sicuramente nella vita puntino insignificante che non sei altro.
scrivere? scrivere non è roba per me.
direi che ormai è abbastanza evidente.

scusate l'intrusione, ma questa, una volta, era un po' casa mia.


@ 00:56
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martedì, 29 aprile 2008

fatico. c'è un po' di alcol che va su e giù. è mezzanotte in punto e io sono stranamente stanca nonostante la mia giornata sia appena iniziata. passo talmente tante notti sveglia che a volte fatico a rendermi conto di quanto io ami il silenzio. quando scrivo qui, la notte, e fuori non ci sono rumori, sembra tutto così immobile. il rumore dei tasti è famigliare e vagamente irritante allo stesso tempo. fatico. veramente tanto in questi giorni.
scrivere per me è necessità. Scrivere per me è vita. non scrivo più. non Scrivo più. Dimentico spesso di dire che quando non scrivo penso a cosa scriverò. è un pensiero costante, alla fermata dell'autobus, durante il viaggio con qualche nota in sottofondo, quando in negozio non c'è nessuno, appena prima di addormentarmi in un letto che ancora fatico a conoscere.
poi succede qualcosa. un tac. secco. e le parole scappano via. io a volte vorrei piangere quando le cerco e non le trovo. a volte vorrei staccarmi a pezzetti e vedere se sono rimaste delle lettere incastrate fra ossa, carne, vene, arterie e blablabla. metterle insieme. trovarne un senso.
non riesco.
e stasera abbiamo sbagliato strada e ho riso fino a piangere urlando "mi fa male il cuoreeeee" e "ohddio mi devo fermare?" e "PROGETTO" che mi farà ridere per settimane.
a volte penso che valga veramente la pena vivere per attimi così. così inutili da diventare fondamentali. così futili da aver voglia di scriverli. così imprecisi da ricordarceli un giorno.

non so ancora che effetto mi faccia il tuo ritorno. ancora non ho metabolizzato. ancora è difficile. vorrei dirti così tanto. quando le parole scorrono in quella pagina bianca, appena prima di premere invio. e penso a tutto quello che vorrei aggiungere, a tutte le frasi che mi rimbalzano in testa e che poi tengo lì, chiuse a chiave, ben attenta a non farle uscire.
parlare è doloroso a volte. è che io ti devo la vita e tu non lo sai. è che io credo che andartene sia stata la cosa più Grande che potessi fare per me. è che io sono ancora tanto arrabbiata, ma ho capito. quello che ho imparato da te, l'ho imparato dalla tua assenza. quello che ho imparato della vita, l'ho imparato in quella mancanza.
il cielo di novembre è il ricordo più brutto. ma novembre è finito. qui c'è il sole e a volte piove ma riesce ad essere bello lo stesso. e sembra che i sorrisi risplendano in primavera. sembra che tutto quello che prima era statico, ovattato, immobile, adesso di muova, riacquisti un senso in mezzo a questa polvere. le vite che incroci, i racconti che senti, i gesti che ti cambiano la giornata.

un bacio veloce e te ne vai. e "cirivediamoilcinque". un bacio. tu mi farai perdere la testa. e io sbatterò contro il muro dell'impossibilità.
non so perchè, ma sorrido.

@ 00:25
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lunedì, 25 febbraio 2008

la nebbia rende tutto così ovattato. sembra di stare in un mondo invisibile. ci sei solo tu. oltre il tuo naso non c'è nulla. nulla.
penso da giorni e per tutto il giorno a cosa scriverò una volta tornata a casa. poi non lo faccio mai. giuro, le parole ce le ho. ma proprio non ho voglia di buttarle giù. non mi succedeva da tanto. forse non mi è proprio mai successo. che la non-vita mi assorbisse così tanto da sedermi qua troppo stanca per poter fare dei ragionamenti simil logici, scrivere di momenti già diventati ricordi.
in questo lunedì sera ho scelto di farlo. sarà la nebbia. sarà la notte. sarà che sono più irritabile che irritata. sarà.
passo dalla zona universitaria ogni stramaledetto giorno. a volte mi chiedo perchè l'autobus debba fare proprio quella strada. mi sento fallita. per un attimo mi si blocca il respiro in gola. poi torna tutto normale. o qualcosa del genere.
non ricordo quand'è che ho smesso di fare quello che volevo fare. non ricordo se ho mai fatto quello che volevo fare. la mia vita era già decisa. è brutto dirlo, non dovrei. ci sono occhi azzurri che mi guarderebbero stralunati se leggessero qui. ma è così. era già tutto deciso. non importava cosa pensassi io. cosa volessi io. non è mai stato importante. e così ero in una vita che non mi è mai appartenuta veramente. il problema è che, ora che l'ho capito, non ho guadagnato nulla. perchè ora non so cosa sono. ho sempre saputo cos'ero. non importava che mi andasse bene, che mi piacesse, che volessi o meno farlo o esserlo. ma sapevo cos'ero. cosa stavo facendo. e perchè lo stavo facendo.
ora no. ora non lo so. l'unica cosa che so è che mi guardo intorno e riesco solo a pensare "non è questo quello che voglio". fantastico. e allora cosa voglio?
nel frattempo mi sveglio tutte le mattine e continuo a fare quello che devo fare. punto. non vado oltre.
quella sera, alle Caravelle, mentre guardavamo il panorama, mi hai abbracciata? vorrei chiedertelo. io ricordo le tue braccia a stringermi, ma è tutto sfuocato, come perso nella nebbia, quindi forse non è successo veramente.
più ci penso più non ne vengo a capo. non riesco a ricostruire neanche un attimo del mio passato. credo di essermi inventata la maggior parte delle cose che credevo di aver vissuto. come faccio a costruirmi un futuro? da dove devo partire?
non lo so. mi fa male la testa quando penso troppo. a volte vorrei tanto non pensare. non esserne proprio capace. prendere le cose così, come vengono. non farmi domande. non cercare risposte che sono certa non troverò. di certo non le troverò perdendo tempo a scrivere a sconosciuti. l'egocentrismo è una brutta malattia. e non c'è cura. o se c'è, io non la conosco. non che sia una novità.
e poi domani ci sono da prendere gli ultimi mobili per questa maledetta casa. e ci sarà qualcuno che avviterà e monterà i mille pezzi gentilmente concessi dal signor Ikea. e quel qualcuno non sarai Tu. trovo paradossale che oggi sia il 25 febbraio. tre mesi da quella sera. che importa. forse neanche questo l'ho vissuto veramente. di sicuro non nel modo in cui ho creduto per tutto questo tempo. non è così importante. tu non sei così importante e in realtà non lo sei mai stato. ma mi piaceva pensarlo. in fondo, mi faceva sentire parte di qualcosa. ma che senso ha sentirsi parte di qualcosa che non c'è?
continuo a fare lo stesso errore. chi è che ha detto che sbagliando si impara? non è vero. è una stronzata. vorrei dirglielo a chi ha inventato questa bellissima massima. non è vero. è una stronzata. io continuo a fare gli stessi errori ma me ne accorgo sempre troppo tardi. troppo tardi.
è troppo tardi. per me è sempre troppo tardi. per me è sempre stato troppo tardi.
se ripeti tante volte ad alta voce "troppo tardi" fa ridere.


@ 22:25
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lunedì, 11 febbraio 2008

E’ meglio così, dici. Cosa vuol dire è meglio così? Che razza di motivazione è “è meglio così”?
Io sto da panico e non so contro chi combattere. Non so dove sbattere la testa stasera, dove non ci sono parole ma solo un urlo che vorrei fare e non posso.
È meglio così. Certo.
Sono io che ho sbagliato. Fin dal principio. Non avrei dovuto fidarmi e l’ho fatto lo stesso. Lo sapevo. Ma ho deciso di sbagliare. Perché era più comodo così. Era più comodo non pensare, dire ci sbatterò la testa, dire se fa male va bene lo stesso.
Sono sempre stata così. E nonostante io continui a ritrovarmi in lacrime ogni maledetta volta, continuo a comportarmi nello stesso modo.
Perseverare non mi ha reso più felice. Mi ha reso solo più stupida. Mi ha reso solo più fragile.
E solo a me mancheranno certe cose. Perché sono stata io a mettermi in gioco. Perché sono stata io a guardarti negli occhi e a dirti “mi fido di te”. Non l’avevo mai fatto. Te l’ho detto. Non l’avevo mai fatto. E tu hai sorriso.
Mi fido di te. Suonano vuote queste parole ripetute al buio.
Non voglio vederti così. No, invece. Guardami. Scrivimi addosso questa fine senza l’inizio che avrei voluto.
Se avessi qualcosa nello stomaco vomiterei.

@ 21:03
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lunedì, 28 gennaio 2008

brutta serata.
rinuncia agli studi. cosa voglia dire ancora non lo so. quando firmerò. come mi sentirò. non lo so. fa male adesso e vorrei solo non sentirmi così.
le parole scivolano via, così come arrivano. le penso e le traduco, ma poi sfuggono e io non riesco a stringerle fra le mani. mi mancano tante cose in questi giorni e la paura ce l'ho attaccata alle caviglie. paura delle scelte che non so fare, paura di un futuro diverso da come l'avevo immaginato, paura di uno sguardo che ogni giorno vorrei non incrociare.
e intanto continuano le notti insonni e questo mi ricorda cose che vorrei aver dimenticato e mi fa sentire più fragile di quanto io stessa non sapessi di essere.
e io ho già perso le parole di nuovo. o forse queste parole non le ho mai avute.
vorrei solo un abbraccio stasera e qualcuno con cui dividere il letto.
I'm not here. This isn't happening.

@ 22:13
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sabato, 12 gennaio 2008

vorrei che avesse un senso. ma non ce l'ha. non ce l'ha, perchè tu scompari. tu sei così. questo l'ho capito. io sono quella che ti cerca, tu sei quello che scompare. questa è stata la costante di questi mesi. ad ogni litigata. ad ogni discussione. ad ogni minimo screzio.
l'indifferenza sa essere dolorosa. e tu ora mi fai male. mi fa male sentire squillare il telefono e non trovare risposta. mi fa male, aspettarti in negozio al solito orario, pensando che ci saranno le solite risate, quando invece la lancetta va avanti e tu non arrivi.
e vorrei essere forte adesso. non dire nulla. ma mi manchi. mi manca il tuo buongiorno. mi mancano le telefonate serali per raccontarci la giornata. mi mancano i tuoi baci. mi manca il tuo odore. mi mancano le risate che mi facevo con Voi, seduta al vostro tavolo quando al bar non c'era nessuno. e restare lì, finchè non andavate via, a farmi raccontare le cose più strane dei vostri colleghi e ridere fino a piangere. mi manca la tua voce. mi mancano i tuoi abbracci, il tuo modo di stringermi la mano, il tuo modo di guardarmi. la tua risata. mi manca averti pur sapendo di non averti.
una volta ti ho detto "se devi prendermi per il culo, fallo bene."
vedo che mi hai preso in parola.

ora basta.


@ 00:34
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mercoledì, 09 gennaio 2008

La notte sa portare consiglio. Volenti o nolenti. Non è ancora notte e io già mi immergo nelle parole e nelle domande.
La vita che sognavo è diversa da quella che faccio. Avevo quattordici anni e a vent’anni mi immaginavo donna, vera, cresciuta, bellissima, con un ruolo importante nella vita di chi amavo, con qualcuno vicino con cui dividere conquiste e perdite, con libri fra le mani e una carriera universitaria se non a buon punto almeno a un punto sufficiente.
Niente di tutto questo si è avverato.
È facile adesso non chiedersi perché. Non prendersi responsabilità che vorrei non avere.
Il destino è un’invenzione intelligente. Potrei giustificare la mia totale mancanza di una semi vita soddisfacente con una sola parola.
Ma si sa, io non ci ho mai creduto.
Poi, del resto, vivo di contraddizioni da sempre e l’ipocrisia fa parte dell’animo umano ancora prima di fare parte del Mio animo, perciò potrei anche permettermi il lusso di incolpare un’entità a me sconosciuta, un po’ come imprecare verso un Dio in cui non si crede.
 
Il 2007 è ufficialmente finito da nove giorni. Si è concluso con una trombata e un po’ di sano alcol. Il tutto condito da visi amici, risate, canti e balli imbarazzanti, duetti con tanto di microfono, e una bella sboccata per dare più colore alla vita.
 
Duemilasette. Un anno difficile. È cominciato nell’assenza. È finito nell’insoddisfazione.
Note negative: totale mancanza di rapporti con l’università. Fallimento totale della mia vita da studentessa [c’è chi dice finchè c’è vita c’è speranza. Io ho provato ad azzardare un “mi ritiro”. L’occhiataccia di mia madre è valsa più di qualunque altra cosa.]. Primo anno senza di Lui [questa non so se metterla nelle cose positive o negative]. Lei è ripartita e questa volta definitivamente [anche questa non so se metterla nelle positive o nelle negative, in fondo la sua felicità mi rende felice]. Otto lunghi mesi senza la Ro’, la mia SoulSister che mille ne pensa e nessuna ne fa, che tanto ama senza saperlo, che ha gli occhi che bruciano di vita. L’Ele si è trasferita a Imola. Oh sì certo. Imola non è Palermo. Ma non è la stessa cosa.
Io mi sono trasferita [questa la mettiamo sia nelle negative che nelle positive].
 
Note positive: ho iniziato a lavorare. Ho pagato la prima rata universitaria da sola [utile pagare un servizio che non sfrutti]. Ho conosciuto Lui [questa, visti gli ultimi sviluppi, andrebbe messa veramente nelle note negative. Ma si sa, sono un’inguaribile ottimista (ahah). Preferisco vederla in modo romantico].
Ho scoperto che Amici meravigliosi ho. Ho passato giornate di una bellezza e un’intensità tale da credere che chiunque potrebbe invidiarmele. Mi sono sentita a Casa, anche se lontana, solo perché c’erano certi occhi con me. La Ro’ è tornata. Questa pausa ci ha reso più complici che mai.
HO RIVISTO I SUBSONICA [questa rischiavo di dimenticarmela. Ho aspettato due anni questo momento].
Mi sono trasferita. Ho arredato la mia camera. Ho preso per la prima volta il 93 [non è una gran cosa, ma permettetemi di esultare dopo anni di fedeltà al 97].
 
Alla fine mi trovo a dover fare scelte importanti che non so se sono pronta a fare. Ho compiuto vent’anni, ed era un momento che non immaginavo così poco intenso, d’altronde un anno in più non è che faccia la differenza. Ho ricevuto auguri che non mi aspettavo e non ne ho ricevuti da chi invece credevo si sarebbe ricordato di me. Ma anche questa è una costante di ogni compleanno.
In fondo non posso lamentarmi. E non posso lamentarmi perché fondamentalmente le scelte che credevo di dover fare un anno fa, mi trovo a doverle fare ora per via di quel meraviglioso meccanismo nel cervello che mi porta a pensare “se posso farlo domani, perché farlo oggi?”. E così, un anno in più addosso ma le stesse decisioni da prendere, solo un po’ di consapevolezza in più. Ma per una buona dose di risposte accumulate, ce n’è una altrettanto valida di nuove domande. E un giorno mi stancherò di chiedermi così tante cose. Forse quando capirò che un punto interrogativo è solo un punto interrogativo.
 
È iniziato il duemilaotto da nove giorni esatti. Sono le ventidue e zerootto minuti. In questa casa che ancora sa di nuovo, già il silenzio irrompe nella stanza. Solo il rumore così famigliare dei tasti rimane a ricordarmi che non sto dormendo, che sono viva, che mi sento e scrivo ancora, anche se credevo di non saperlo più fare.
Questo cinismo che mi sono costruita addosso spero duri abbastanza da non farmi piangere ancora. Io ho bisogno di ridere. Io voglio ridere.

E, per l’appunto, con una sana risata mi congedo. La notte ancora deve iniziare. E questa notte bisogna godersela. Come tutte le altre. Le stelle non si vedono, è nuvolo. Ma ci vuole poco per immaginarsele. Posso accenderle se voglio. Devo solo chiudere gli occhi.

Sì. Sono tornata.


@ 22:08
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martedì, 06 novembre 2007

un anno. in realtà l'anno scoccherebbe domani, dato che all'1.47 hai premuto su invio. ma non fa niente. un anno. tu hai premuto su invio. un anno. scommetto che non ci hai pensato. che non sei rimasto lì, a fissare le tue ventidue righe, chiedendoti se fosse il caso di inviare o no. un anno.
dicono che col tempo passa. per me va sempre peggio. ti ho anche mandato uno stupido messaggio. rimasto senza risposta ovviamente. cosavorrestisentirtidire? già. cosa vorrei sentirmi dire?
un anno. quello che non ho passato quella notte, lo sto passando ora. quello che non sono riuscita a sentire fra tutto quel male lo sto sentendo adesso. mi manchi come non mai e io non so dove sbattere la testa. dove devo girarmi per arrendermi all'evidenza di anni sprecati, dove devo guardare per lasciare perdere la speranza di riavere per un solo istante quello che, stupida, mi sono lasciata scappare. vado avanti guardando indietro e niente, niente vale. non vale niente quello che faccio o che non faccio, qualche conquista, qualche perdita, qualche incontro interessante, qualche cosa successa, niente, non vale niente se non posso raccontarti. se non posso sentire la tua voce la sera a guarire le ferite di una giornata troppo lunga. quello che sono, senza di te, è niente. ed ero bella prima. dio, com'ero bella quando c'eri tu.
fuori è buio e fa freddo e novembre è proprio un mese del cazzo per festeggiare anniversari così orribili.
novembre è proprio un mese del cazzo e basta.
sto da panico, ma non preoccuparti, sto attenta a non farlo vedere.
tengo al minimo il battito e controllo che il respiro non ceda.

@ 22:14
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martedì, 30 ottobre 2007

ho buttato la maglia gialla e arancione. se te lo dicessi piangeresti. ti verrebbero gli occhi lucici e poi scoppieresti in uno dei tuoi pianti silenziosi, che a volte neanche mi accorgevo che stavi piangendo, finchè non ti guardavo, e tu eri capace di parlare per ore come se tutto fosse normale e intanto le lacrime scendevano lungo le tue guance, corrodendole. non so perchè mi vieni in mente stasera. sarà quella maglia. sarà che è quasi novembre, il mese in cui si pensa all'impensabile. credevo di averti cancellato completamente. credevo che non esistessi più in me, anche se ancora quelle tre rose bianche sono nella mia camera. non mi manchi e non mi sei mai mancato. egoisticamente cercandoti cercavo me stessa, cercavo l'amore, cercavo l'amore che tu mi davi e che io non sapevo ricambiare. cercavo baci sotto alla neve, cercavo il ricordo di una notte che non è significata nulla, cercavo di sentirmi importante, cercavo di sentirmi unica. sono stata cattiva. sono stata diabolica. sono stata inconsapevolmente quello che ora sono senza rimpianti.
l'ultima volta che abbiamo parlato ti ho quasi insultato. ero più arrabbiata perchè non volevi esserci o perchè non c'eri? il mio giocattolo preferito aveva smesso di essere tale. e con chi potevo prendermela? provavo un sadico piacere a tornare quando meno te l'aspettavi. ad avvicinarmi e poi allontanarmi di nuovo sapendo che saresti venuto a cercarmi. mi piaceva sapere di contare così tanto per qualcuno che contava così poco per me. per una volta c'ero io dall'altra parte. ero io a decidere. ero io ad avere il potere di cambiare la giornata di qualcuno, renderla meravigliosa o pessima. ero io la protagonista. per una volta, ero io la protagonista.

forse è tutto vero. o forse sono tutte bugie. non mi manchi, questo lo so. ma ninnananna mi dà ancora quella dolce sensazione di appartenenza a qualcuno. forse eri tu. o forse m'illudevo solo che potesse essere così. come una vecchia fotografia, anche tu sei sbiadito nella memoria. forse è veramente perchè in fondo non eri poi così importante. [il sapere che non leggerai mi rende più sincera?]
e chissà dove ti addormenterai stasera e chissà come ascolterai questa canzone. e se sei persa in qualche fredda terra straniera, ti mando una ninna nanna per sentirti più vicina.


@ 23:40
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non ci sentiamo da un po'. non che sia una novità, siamo sempre state così. non saprei ricordarmi neanche quando ho potuto considerarti un'amica e quando tu abbia fatto lo stesso con me. è successo tutto così lentamente. anni di chiacchiere inutili, di legami leggeri, stretti solo perchè c'era Lui ad unirli. come due fili interrotti. c'era Lui. ma ora Lui non c'è. e siamo io e te.
e io non vorrei risponderti a monosillabi stasera, con quella conversazione di messenger aperta, e già parli di capodanno perchè è un obbligo passarlo insieme, dici. e io non vorrei dirti che l'anno scorso è stato tristissimo, perchè era il primo senza di Lui, perchè non aveva alcun senso essere lì, fra quelle vite, in mezzo a quelle persone dolcissime che però non avevano nulla da darmi, non aveva senso, se non c'era Lui a legarmi al resto. e non vorrei dirti che quest'anno resterò a casa piuttosto, piuttosto che sentirmi così, così Lontana da tutto.
e io non ne posso più di passare una giornata normale, tranquilla, sorridere a tutti e dire che va tutto bene. e ritrovarmi in lacrime ogni maledetta notte. io sono stanca. stanca di cercare di non farmi sentire, perchè non voglio che Lei mi senta e venga a chiedermi cosa c'è. perchè non voglio che si senta in colpa per tutto questo. stanca di non riuscire a sentirmi Bene per 24 maledettissime ore. stanca di non riuscire a non pensare a Lui neanche per 20 minuti consecutivi. stanca di andare a letto col mal di testa perchè ho pianto troppo mordendomi le mani. sono stanca. stanca. stanca. stanca.
ale mi dispiace se sono scomparsa, ti dico. è vero. è vero. perchè mi dispiace terribilmente. ma è che io proprio non ce la faccio. è che tu sei là. e io sono qua. e c'era qualcosa in mezzo, che adesso non c'è più. e senza mi sembra di non riuscire a fare niente. e anche solo chiamarti mi sembra una cosa immensa, insormontabile. io non ho più niente da dire. non ho più niente da dare.
eppure, non so perchè, una volta mi piaceva anche solo ascoltarti.
ma ho visto negli specchi evaporare le immagini e diventare vecchio ciò che un tempo era giovane.


@ 00:13
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